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LA SECONDA VITA DEL VETRO

Nel laboratorio di Roberto Raucci bottiglie e barattoli si trasformano in opere d’arte: “Taglio, mescolo, accosto e coinvolgo i sensi. Il risultato può sconvolgere totalmente quello che avevo in mente, regalandomi ogni volta qualcosa di unico”

Cambiare vita, diventare preda di passioni, generare arte con le mani. Tutto questo per saziare quel voglioso e corpulento ‘duende’ che ci portiamo dentro. Roberto Raucci attraverso la vetrofusione rompe gli schemi molecolari dando vita ad una trasformazione in cui non si distrugge l’essenza, ma se ne tira fuori l’anima. Nel suo laboratorio le bottiglie diventano quadri, oggetti, personaggi che prendono vita giocando con luci e trasparenze. Creatività, manualità, recupero, emozioni, condivisioni: questi gli elementi di un processo di ricerca che procede volutamente per tentativi, con la sperimentazione che insegue affannosamente l’idea.

Igienista Dentale di professione. Nella sua vita c’è stata Londra, la passione per la cucina, Haiti e il volontariato. E poi?

“E poi il vetro: la mia alchimia. L’ispirazione arriva alcuni anni fa nel corso di un viaggio in Puglia, sono stato inspiegabilmente attratto da un lampadario fatto con bottiglie di vetro deformate. E da quel momento mi sono barricato in garage alla scoperta dei segreti della vetrofusione. Ho appreso da autodidatta come funziona un forno e che due oggetti per essere fusi insieme devono avere la stessa composizione, devono risultare compatibili. Taglio, mescolo, accosto e coinvolgo i sensi. Proprio come faccio in cucina. E il risultato è sempre nuovo, una creazione che non è mai uguale all’altra”.

E così nasce il suo Riciclo Artistico Funzionale…

“Sono in grado di immaginare forme che non esistono e crearle, e questa cosa mi riempie di entusiasmo. L’opera può nascere da un’ispirazione, una chiacchierata, un’immagine che mi ha particolarmente colpito. Indipendentemente dal modo, l’idea nasce principalmente dal desiderio di creare un’opera cha abbia una sua armonia, una sua finalità. In base all’oggetto che voglio ottenere scelgo un diagramma di fusione specifico che combina tempi e temperature. Dall’avvio del processo di fusione al termine passano circa 24 ore, il tempo dell’attesa e dell’irrequietezza dovuta al fatto che non è possibile vedere cosa avviene dentro al forno. Così l’oggetto che albergava prepotentemente nella mia testa prende finalmente vita nel vetro. Il risultato può sconvolgere totalmente quello che avevo in mente, regalandomi ogni volta qualcosa di unico".

Qual’è il messaggio che si cela dietro i suoi lavori?

“E’ andare oltre le etichette. Ok, questa che vedo davanti a me è una bottiglia di vetro, ma può essere anche altro. E’ un lavoro pirandelliano il mio dove ho scoperto molto non solo sul vetro ma anche su di me. Io credo che proprio quando riusciamo ad abbandonare ogni tipo di definizione allora ecco che ci si riesce davvero a mettere in gioco. E’ il rifiuto del tutto e subito che caratterizza la società post-moderna per recuperare il valore e il piacere del tempo dell’attesa. In un mondo che va sempre troppo veloce abbiamo perso il rispetto dei cicli naturali, delle tradizioni, della bellezza intesa come armonia. La mia arte mi obbliga a non accelerare i tempi insegnandomi così ad attendere e a stupirmi ogni volta che dal mio forno prendono vita oggetti diversi, non studiati. Lo stupore, un’emozione che appartiene ai bambini e che noi adulti abbiamo ormai perso. Riappropriarci della nostra natura antica, ecco quello che ci servirebbe. Non quella preconfezionata che viviamo, ma quella in continua evoluzione”.  R.P.

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